I migliori 10 aerei della seconda guerra mondiale

Durante la seconda guerra mondiale gli aerei furono una delle forze in grado di ribaltare gli equilibri sui campi di campi di battaglia.

Le forze aeree erano necessarie non solo per il controllo sui cieli, ma per fornire supporto tattico e strategico alle forze navali e terrestri. L’Italia ad esempio pagò a caro prezzo l’assenza di portaerei, oltre alla mancata collaborazione tra forze aeree e navali. 

A Pearl Harbor, nonostante buona parte della flotta statunitense fosse stata affondata, la sopravvivenza delle sei portaerei statunitensi permise agli Stati Uniti di resistere e di passare in poco tempo al contrattacco. Inutile dire che senza l’intervento diretto dell’aviazione non sarebbe stato possibile nemmeno l’attacco a sorpresa dei giapponesi, le cui basi terrestri erano troppo distanti dal suolo statunitense.  La Blitzkrieg tedesca probabilmente non sarebbe stata quel rullo compressore in grado di piegare nel giro di pochi mesi (poche settimane nel caso della Polonia) gli avversari senza il decisivo appoggio dei caccia e dei bombardieri da picchiata.

Nel giro di pochi anni, dal 1939 a l 1945, l’aviazione compì passi da gigante. Si passò infatti dagli ancora presenti biplani (residuato della grande guerra) ai jet.

Vi proponiamo una lista, di alcuni dei migliori velivoli del secondo conflitto mondiale

P -51 MUSTANG

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A corto di aerei e di piloti, nel 1939 gli inglesi chiesero agli Stati Uniti di produrre l’obsoleto P-40 Warhawk. Questi, in appena 117 giorni progettarono per tutta risposta un aereo destinato a diventare forse il migliore tra quelli degli Alleati, il Mustang. Aggiornato diverse volte nel corso della guerra, divenne un aereo estremamente versatile, capace di volare più in alto di tutti gli altri e di eseguire le più svariate missioni, dalla semplice ricognizione sino al bombardamento. Montava a bordo ben 6 mitragliatrici  (inizialmente 4). La supremazia aerea alleata fu ottenuta anche grazie a questo velivolo

FOCKE WULF FW 190 A

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Fino all’adozione dei modelli più avanzati di Mustang, il precedente P-51, fu il terrore delle “Flyng fortress” le terribili fortezze volanti alleate che bombardavano costantemente il suolo tedesco. Fu probabilmente il modello più potente utilizzato dalla Luftwaffe, vista la capacità sia di agire come caccia bombardiere che distruttore di carri armati nemici. Massicciamente utilizzato per la difesa dei cieli tedeschi nel 1944, montava bordo due piccoli cannoncini e quattro mitragliatrici. L’asso tedesco Oberleutnant Otto Kittel, a bordo di questo velivolo, riuscì ad abbattere ben 267 aerei nemici.

SUPERMARINE SPITFIRE

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è diventato il simbolo della resistenza inglese di fronte all’invasione aerea tedesca. Seppure non sia stato il più utilizzato durante la battaglia sui cieli d’Inghilterra, la sua grande manovrabilità e l’altissima velocità lo resero un arma potentissima nei duelli tra piloti. A bordo montava ben 8 mitragliatrici in grado di sparare senza essere in alcun caso ostacolato dall’elica.

MESSERSCHMITT BF 109

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Fu utilizzato in larga parte durante la guerra civile spagnola, ma prese parte anche questo alla battaglia d’Inghilterra. Seppure in grado di competere con i velivoli nemici, il ruolo di scorta dei bombardieri tedeschi, ne limitò fortemente l’autonomia. Oltre ai radar, che ne segnalavano la presenza, i piloti di questo caccia dovevano far fronte anche un difetto notevole. Prima dell’introduzione di un modello aggiornato di serbatoio avevano pochissimo tempo per sorvolare l’isola, appena 30 minuti. Montava a bordo 2 mitragliatrici e due piccoli cannoni

MITSUBISHI A6M ZERO

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Nelle prime fasi del conflitto nessun caccia a stelle e strisce possedeva la stessa potenza di fuoco, l’agilità e il raggio d’azione dello zero. Dimostrato il suo valore durante la guerra contro la Cina, questo caccia fu presente a Pearl Harbor, dove finalmente gli Alleati ne riconobbero la forza. Seppure non fosse l’unico aereo in dotazione all’aviazione e alla marina giapponese, questo caccia grazie alla sua grande autonomia, spesso era il primo ad incrociare i velivoli nemici e da qui la grande fama. Mentre gli Alleati migliorarono i propri velivoli, i giapponesi restarono tuttavia indietro nella corsa tecnologica; questo aereo finì per essere usato nell’ultima fase della guerra dai famosi kamikaze. A bordo montava due cannoni e due mitragliatrici.

JUNKERS JU 87 STUKA

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conosciuti semplicemente anche come Stukas, furono uno dei segreti del successo della Luftwaffe. La loro azione permise infatti in molte occasioni di fare piazza pulita dei mezzi pesanti nemici, dando così un appoggio importante alla strategia tedesca di guerra denominata “Blitzkrieg”, guerra lampo. Potevano infatti colpire con precisione bersagli a terra, sia grazie all’addestramento dei piloti che alla caratteristiche tecniche del velivolo. A bordo montavano anche una sirena, il cui effetto sonoro era in grado di generare ancora più terrore sui campi di battaglia della seconda guerra mondiale.
ILYUSHIN 2/10 STURMOVIK 
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Fu prodotto nell’incredibile numero di 36.000 esemplari, il che fa di questo modello il più utilizzato nella seconda guerra mondiale.
Definito “carro armato volante” per via del pesante corazzamento e della notevole potenza di fuoco , entrò in servizio pochi mesi prima dell’invasione tedesca in Russia (all’epoca URSS). Poteva trasportare fino a 1400 kg di bombe e se inizialmente era un classico caccia monoposto, venne aggiunto un sedile in più per un mitragliere. Divenne un vero e proprio simbolo di salvezza nazionale.
B-17 FLYNG FORTRESS
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Le prime esperienze per questo aereo, e i rispettivi equipaggi, non furono certo dei più felici. Durante il primo tentativo di bombardare Berlino, persero la vita tanti soldati statunitensi in volo, quanti ne morirono a causa delle bombe (circa 400). Ben presto però divenne il simbolo della vittoria sempre più vicina per gli Alleati, prodotto in sempre più esemplari ed operante su tutti i fronti di guerra.
VOUGHT FU4 CORSAIR
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Si tratta probabilmente di uno dei caccia più letali mai costruiti nel secondo conflitto mondiale; operò sopratutto nel Pacifico, in “dotazione” alle forze navali statunitensi. Riuscì nell’obiettivo di surclassare il giapponese Zero, e fu talmente apprezzato da venir prodotto sino al 1953. Utilizzato sin dal 1943, fu una delle armi vincenti nell’assalto alle isole di Iwo Jima e Okinawa, grazie all’equipaggiamento aggiunto di bombe e razzi.
MESSERSCHMITT ME 262 
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Si trattava del primo caccia della storia con motore a getto.
Giunse però sui campi di battaglia troppo tardi affinché potesse influire davvero sulle sorti del conflitto. Si trattava di uno dei primi jet, capace di abbattere gli aerei nemici senza correre alcun rischio (poteva raggiungere una velocità di 850 km/h). I tedeschi non riuscirono mai ad intuirne l’uso e il potenziale, molti esemplari vennero utilizzati infatti come bombardieri. Eppure, dopo la fine della seconda guerra mondiale, sovietici, inglesi e statunitensi ebbero molto da imparare da questi modelli. Un aereo prodotto dagli Stati Uniti, il Bell X-1, fu in grado di raggiungere una velocità MAC1 (più veloce del suono) proprio grazie al contributo degli studi tedeschi.
Articolo di Stefano Borroni

19 pensieri su “I migliori 10 aerei della seconda guerra mondiale

  1. Consentimi una considerazione ca. la tua intro: la tesi che vuole Mussolini responsabile per la mancata costruzioni di portaerei italiane “Perché l’Italia è già essa stessa è confermata come una portaerei” è vituperata già da un 70ennio, corretta nella sua citazione ma, a mio personale avviso, errata nel suo volerla indicare come la ragione dei nostri insuccessi aeronavali. Il teatro di impiego era il tratto mediterraneo che ci separava dall’Africa, non quindi un luogo lontano dalla patria come invece lo era per i britannici, o come il Pacifico pet gli statunitensi; ed a confortare quella celeberrima esternazione mussoliniana vi era il fatto che, sul nostro suolo nazionale, il fascismo aveva effettivamente provveduto a disseminare una quantità impressionante di strutture aeroportuali e di campi volo. I problemi reali dei nostri tracolli furono l’eccesso di burocratizzazione formale degli ordini di operazione (se una nostra squadra navale ne avvistava una avversaria NON poteva richiedere direttamente l’intervento della protezione aerea, ma si vedeva costretta a rivolgersi a Supermarina, la quale inoltrava richiesta a Superaereo, che finalmente provvedeva a disporre il decollo da un aeroporto….. “Grazie” (?) a questo sistema, a partire dalla stessa Punta Stilo gli episodi di nostri velivoli che si presentavano sulla scena anche ore dopo l’avvenuto sgancio fra le formazioni navali finirono per non contarsi più…. :-0), l’assenza di macchine adatte ad un bombardamento in picchiata e la totale imperizia in ciò dei nostri piloti (che finivano col disperdere il proprio carico di bombe al di fuori degli obiettivi, non avendo alcuna pratica sul come fare a centrarli!…..), ed infine la miopissima strategia dei nostri Comandi che, per oscurissimi motivi, si rifiutarono di tentare l’occupazione di Malta, in una fase della guerra dove, causa concomitanti eventi bellici sulla Manica, le forze britanniche vi erano presenti in numero quasi risibile. Ecco: questi i 3 fondamentali motivi alla base dei nostri insuccessi.

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    • ah furono questi i nostri problemi? non il fatto che non vi fossero soldi a sufficienza neanche per comprare gli scarponi? come ad esempio per i soldati impiegati nell’invasione della russia. non il fatto che non avessimo chissà quanti uomini da poter impiegare? non il fatto che pressapoco tutti i comandanti fossero una manica d’incapaci inetti? non il fatto che la nostra “flotta” marina fosse inesistente? capisco…

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      • Riporto:
        Delle tre forze armate la marina era quella che all’inizio del conflitto era in condizioni migliori: le navi non mancavano (la Regia Marina contendeva alla Marine Nationale francese la quarta posizione fra le principali flotte da guerra) ed erano relativamente moderne.
        L’Italia inoltre possedeva la più grande flotta sottomarina del mondo (anche qui in concorrenza, stavolta con l’Unione Sovietica). I punti deboli Marina italiana furono: una serie di scelte strategiche profondamente errate, tra cui quella di non dotarsi di navi portaerei (secondo l’idea dell’Ammiraglio d’Armata Domenico Cavagnari, Sottosegretario di Stato per la Marina, l’Italia stessa era una immensa portaerei protesa nel Mediterraneo); non dotarsi di una aviazione di marina dotata di aerosiluranti, nonostante l’industria italiana li esportasse verso altri Paesi fino alla metà degli anni ’30; un coordinamento pessimo, se non inesistente, con le forze aeree; una mancanza assoluta, all’inizio del conflitto, di un piano strategico qualsiasi, se non stare sulla difensiva; una penuria cronica di carburanti, le cui risorse erano state bruciate dalle imprese militari di Spagna ed Etiopia negli anni ’30 (tanto che, dallo scoppio del conflitto, la Regia Marina sarà costretta a dipendere quasi esclusivamente dai rifornimenti tedeschi); il grave ritardo, infine, sulle moderne strumentazioni necessarie ad una guerra navale a tutto campo (come il radar, il sonar, il radio goniometro etc.).

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      • A dire la verità avevamo i soldi e anche i mezzi, solo che li usavamo male. I soldi per gli scarponi c’erano, e la Regia Marina aveva duecento navi.

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  2. A mio modesto parere, nella lista, mancano: MACCHI MC 205 VELTRO e successive sue versioni , REGGIANE 2005 E FIAT G55; inoltre, come design il MACCHI MC 205 VELTRO surclassa aerei ben più noti quale, ad esempio, il SUPERMARINE SPITFIRE dalla linea piuttosto goffa.
    Buona giornata a tutti.

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  3. Design?! Linee goffe?! Vabbè…. meno male che la storia ci ha insegnato cosa contasse di più nel progettare un aereo!! …..e poi questa linea goffa lo Spitfire non mi pare proprio la avesse!!!

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    • Sono assolutamente d’accordo! La nostra produzione era di primo livello. Credo che del Reggiane Sagittario ,furono prodotti solamente 35 esemplari, questo per rendere l’idea delle nostre difficoltà economiche e produttive. La tecnologia era però di primo livello. Ricordiamo anche il Caproni a reazione del 41.

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    • Tutto si puo’ dire dello Spitfire ma non della sua linea….elegantissima con le ali ellittiche.
      Concordo invece sulla linea del ns caccia serie 5. In particolare Kurt Tank collaudo’ il fiat G 55 e lo ritenne superiore al focke wulf.

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  4. Il nostro vero problema fu anche la bassa produzione di aerei, appena 11.650 prodotti dal 10 giugno del 40° al 23 agosto 43°. Quando gli inglesi solo nel 1940 ne produssero 22.000. Ma un altro grande ostacolo, fu proprio pe
    rchè Marina e Aereonautica non parlavano tra di loro.

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  5. incapacità ed inettitudine dei nostri capoccia… presunzione toale di invincibilità…ma li vedete i nostri carri armati rispetto ai tanks tedeschi inglesi

    ed americani??? da barzelletta…

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  6. lo sviluppo aeronautico italiano venne surclassato da quello delle altre potenze.
    Se solo parliamo del nostro alleato Germanico sono pienamente daccordo con il nominare il Do-355 Pfeil, Arado 234, Me-163 Komet, Blohm Voss BV-141, Horten 229, e tutta la serie di caccia notturni muniti di radar a bordo dal Me-110 allo Ju-88.
    Per non parlare dello Ju-88 equipaggiato con la Fritz-X, e poi le V-1 e V-2.
    Penso che in campo aeronautico la Germania era all’avanguardia.
    Nel dopoguerra il Sabre F-86 usava lo stesso profilo alare del Me-262.
    Russi e Americani camparono per anni nel dopoguerra con gli studi aeronautici tedeschi.
    E non per nulla il capo progetto Apollo e poi futuro direttore della NASA era un certo Werner Von Braun …. forse un caso ?? Ne dubito fortemente.

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