La Conciliazione e i Patti Lateranensi del 1929

I Patti Lateranensi furono un momento cruciale per il regime fascista sia perché permisero di concludere la cosiddetta “questione romana”, risalente al 1870 e all’occupazione della città da parte dei bersaglieri, sia perché segnarono un punto di svolta nella costruzione totalitaria del regime fascista.

La preoccupazione della politica italiana nei confronti della risoluzione della crisi con il Vaticano emerge ancor prima dell’avvento al potere del fascismo, tant’è che il momento di maggior tensione coincide con gli ultimi 30 anni del XIX secolo e con la pubblicazione delle Guarentigie.
Inoltre, l’articolo 15 del Patto di Londra, stipulato poco tempo prima dell’ingresso dell’Italia nella prima guerra mondiale, recita espressamente che le parti contraenti, Francia, Gran Bretagna e Russia, «sosterranno qualsiasi opposizione l’Italia farà a qualsiasi proposta diretta a far partecipare un rappresentante della Santa Sede in qualsiasi negoziato di pace o negoziato volto a risolvere le questioni derivanti dall’attuale guerra».
Il timore è che qualche altra Potenza si possa inserire all’interno delle relazioni tra Stato italiano e Chiesa cattolica.

I primi contatti avvengono al termine della Grande guerra: i rappresentanti italiani sono il primo ministro, Vittorio Emanuele Orlando, e il ministro del Tesoro, Francesco Saverio Nitti, mentre il Vaticano nomina il segretario di Stato, cardinal Gasparri, e il vescovo di Chicago, monsignor Kelly, in qualità di partecipante alla Conferenza di Versailles.
Tuttavia questa prima fase pre-fascista dei contatti si interrompe nel luglio 1919 nel momento in cui crolla il governo Orlando. Negli ultimi anni, al fianco di questa ipotesi, ne è emersa una seconda: lo storico Francesco Margiotta Broglio sostiene infatti che la motivazione principale della fine dei contatti tra Stato e Chiesa sia da individuare nell’ostilità di Vittorio Emanuele III alla conclusione di un accordo.

Con l’avvento al potere del fascismo si tenta una prima politica di avvicinamento, che si concretizza nel salvataggio del Banco di Roma nel gennaio 1923. Tuttavia la vera svolta è dopo il 3 gennaio 1925, quando viene nominata la Commissione Rocco per la riforma della legislazione ecclesiastica. Il progetto che viene elaborato nel dicembre 1925, il cosiddetto Progetto Santucci, viene fortemente criticato dal cardinal Gasparri e da Pio XI, i quali sostengono che sia necessaria una trattativa bilaterale tra Stato e Chiesa.

L’8 agosto 1926 iniziano le trattative che porteranno al firma dei Patti Lateranensi: Domenico Barone, consigliere di Stato, e Francesco Pacelli, avvocato e fratello del futuro Pio XIII, sono incaricati di portare avanti le discussioni. Dal gennaio 1929, in seguito alla morte di Barone, sarà lo stesso Mussolini a portare avanti le ultime fasi delle trattative, che portano alla firma dell’11 febbraio 1929.

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I Patti sono divisi in tre parti:

  • il Trattato, che pone fine ufficialmente alla questione romana e permette il reciproco riconoscimento delle due entità politiche contraenti, il Regno d’Italia e lo Stato della Città del Vaticano
  • la Convezione finanziaria, che impone al governo italiano di pagare un’indennità di 750 milioni di lire in contanti e 1 miliardo in cartelle al 5% (si tratta di una cifra molto alta, ma in ogni caso inferiore rispetto ai 3 miliardi previsti per le annualità non riscosse dal 1871 al 1928)
  • il Concordato, che rappresenta l’elemento più innovativo perché va a modificare gli effetti civili del matrimonio religioso e le modalità d’insegnamento della dottrina cattolica e impone il riconoscimento ufficiale dell’Azione cattolica e l’obbligo di giuramento al re per i vescovi.

Gli effetti che i Patti Lateranensi sono di lunga durata ed è complesso fare una loro valutazione in sede storica. Emerge su tutte la tesi di Giorgio Candeloro, il quale afferma che, «giudicati a più di mezzo secolo di distanza, i patti lateranensi appaiono più vantaggiosi per il Vaticano che per lo Stato italiano».

Fonti

G. Candeloro, Storia dell’Italia moderna, vol. IX, Feltrinelli editore, Milano 1986.
F. Margiotta Broglio, Italia e Santa Sede dalla grande guerra alla conciliazione, Laterza, Bari 1966.
C. A. Biggini, Storia inedita della Conciliazione, Garzanti, Milano 1942.

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