La conquista della Libia alla vigilia della Grande guerra

Quale fu l’atteggiamento dell’Italia nei confronti della Libia, la cosiddetta “quarta sponda” della politica estera nazionale?

Attualmente siamo abituati a pensare alla Libia come al territorio della debolezza e dello scontro politico e ad un Paese in preda alla confusione, ma poco più di tre generazioni passate la Cirenaica, la Tripolitania e le oasi del Fezzan rappresentavano l’obbiettivo dell’Italia liberale in quanto espressioni del processo conclusivo della costruzione dello Stato unitario.

Correva l’anno 1911, ma già da quasi trent’anni il problema veniva discusso in Parlamento e sui principali giornali. Le preoccupazioni maggiori erano rivolte verso l’espansionismo coloniale franco-inglese, ma non mancavano elementi di carattere interno: i nazionalisti, come Enrico Corradini, presentavano l’impresa di Tripoli come una «missione sacra», mentre Giovanni Pascoli esaltava il ruolo della «grande proletaria», dietro cui era possibile scorgere l’allusione all’Italia in cerca di possedimenti coloniali.

I giornali si schierarono a favore dell’impresa militare e a sostegno del governo Giolitti, tant’è che l’avventura libica sarà poi considerata dagli storici come una sorta di “grande prova che prepara la propaganda per la Grande guerra“. Pochi anni dopo l’Europa e il mondo sarebbero infatti stati travolti dalla prima guerra mondiale.
La conquista della Libia, raggiunta in maniera parziale solamente nella seconda metà degli anni ’20 in un contesto internazionale e sociale completamente diverso rispetto a quello di primi anni ’10, illude l’Italia di aver raggiunto il grado di grande Potenza sia dal punto di vista politico sia da quello militare.

Fonti:

G. Proglio, Libia 1911-12. Immaginari coloniali e italianità, Le Monnier 2017.

Corriere della Sera, 13 febbraio 2017

3 pensieri su “La conquista della Libia alla vigilia della Grande guerra

    • Senza dubbio la questione del prestigio internazionale rientra perfettamente in questo discorso. Ed è un ulteriore motivo interessante per interrogarsi sul rapporto di continuità e rottura tra Italia liberale e fascismo

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  1. Per la conquista totale della Libia bisogna arrivare ai primi anni trenta con Graziani al comando delle operazioni militari. Messo li su volere di Mussolini che voleva una guida più energica per risolvere una questione libica aperta dal ritiro del grosso delle unità presenti nella regione a causa della I GM.
    Già dopo l’unificazione si cominciò a parlare di Italia imperiale e si puntava la Tunisia, poi acquisita dalla Francia. La Libia fu un ripiego diciamo.
    Quella guerra poi aveva tali e tante limitazioni politiche e diplomatiche che ne condizionarono lo sviluppo sin dall’inizio.

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