I nomi e le cose nella storia

Perché studiamo la storia? Quali sono le sue funzionalità nel mondo di oggi? Che risposte può dare ai nostri interrogativi sulla società contemporanea?

Mi capita spesso di passeggiare per Milano, la mia città, e di pormi una serie di quesiti a cui cerco prontamente di dare una risposta. Il Municipio, palazzo Marino. Per quale motivo si chiama così? Sicuramente c’entra poco con il mare o con l’ex sindaco di Roma, ma a cosa si riferisce esattamente?

Mi sono posto questa domanda la scorsa settimana e dopo una serie di ricerche documentate sono arrivato alla conclusione che l’edificio in piazza Scala – che tra l’altro è una piazza bellissima e molto sottovalutata, vi consiglio di andarci – ha questo nome perché fu commissionato dalla ricca famiglia genovese dei Marino e, in particolare, dal suo esponente Tommaso Marino. Il progetto è opera dell’architetto Galeazzo Alessi, a cui, non a caso, è intestata una delle sale più belle del palazzo.

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Costruito tra il 1557 e il 1563, l’edificio ha attraversato la storia di Milano e di Italia fino a diventare, nel periodo post-unitario, la sede del Comune della città, nonostante già in precedenza avesse svolto mansioni fiscali e amministrative..

Un altro esempio? La famosissima Scala, il tempio della lirica. Perché ha questo nome? Se non ve lo siete mai chiesti, sappiate che il motivo è semplice: prende il nome dalla chiesa di Santa Maria alla Scala, costruita nel XIV secolo in onore di Beatrice della Scala (sì una veronese!), moglie di Barnabò Visconti (signore di Milano), e demolita nel 1776 per far posto al teatro lirico che, di conseguenza, ha assunto questo nome.

Dare un nome alle cose è importante. Ma importante è anche comprendere il motivo per cui si è scelto di dare un nome a quel determinato edificio o piazza che sia.
La storia, e la sua conoscenza, aiuta a compiere questo esercizio, ma è necessario un elemento, spesso mancante: la curiosità. Bisogna che chiunque, girovagando per le proprie città, nel proprio rione, nella propria chiesa, si domandi il motivo di tutto.

La domanda principale della storia, sembra paradossale ma è proprio così, non è “quando” ma “perché”. Non bisogna chiedersi “quando si instaurò il fascismo in Italia”, ma “perché si instaurò il fascismo in Italia”. Altrimenti, ogni procedimento diventa una semplice esaltazione del proprio nozionismo.

La storia, spesso, è capace di dare spiegazioni di qualsiasi genere, ma attende la cosa fondamentale, e cioè la risposta giusta.

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