Festa Internazionale di Bologna: la storia come «faro dell’umanità»

Abbiamo avuto modo di intervistare i responsabili della “Festa Internazionale della Storia”, che si tiene tutti gli anni a Bologna e che ha ormai raggiunto la sua 14° edizione, riscuotendo ampio successo presso il pubblico.

Quando e come nasce il progetto che ruota intorno alla Festa internazionale della Storia di Bologna?

Il manifestarsi delle motivazioni che hanno dato origine alla Festa internazionale della Storia risale ad anni molto anteriori al suo inizio, cioè alla metà degli anni Ottanta del secolo scorso, quando alcuni giovani studiosi sotto la guida di Rolando Dondarini e grazie allo studio di figure di riferimento attente alla Didattica in generale e a quella della Storia in particolare (John Dewey, Marc Bloch, Fernand Braudel, Jacques Le Goff, …), misero a fuoco alcune constatazioni e ne derivarono le conseguenti convinzioni. In primo luogo che l’apprendimento della Storia è essenziale nell’iter formativo di chiunque dato che dalla sua conoscenza deriva maggiore autonomia e libertà di scelta e di conseguenza maggior consapevolezza e responsabilità nel vivere il presente e nel progettare il futuro personale e collettivo.

Le Goff rappresenta quindi una sorta di modello per la manifestazione.

Jacques Le Goff definiva la Storia “il faro dell’Umanità”. Ne è esempio lampante chi colpito da amnesia dipende totalmente da altri nel compiere qualsiasi gesto. Ma alla constatazione precedente se ne aggiunge subito un’altra di segno negativo, cioè che nella stragrande maggioranza dei casi la storia viene proposta ad ogni grado scolastico compreso quello accademico in modo puramente trasmissivo e mnemonico rendendola una materia prevalentemente disprezzata dagli studenti, quindi proposta male e appresa peggio. Da questi riscontri nacque l’idea di formare un gruppo di giovani docenti, neolaureati e studenti, uniti nella ricerca e nella realizzazione di iniziative e attività che favorissero un apprendimento efficace della Storia, opponendo alle negatività del suo insegnamento prevalente il loro contrario: di fronte all’indifferenza, all’estraneità e alla passività che compromettono la percezione della Storia le risposte che più coerentemente si vollero perseguire furono quelle di stimolare, motivare, interessare e attivare con percorsi che, ricorrendo al contatto e alla lettura delle fonti rendessero gli scolari artefici delle loro conquiste di conoscenza. Si formò così il Laboratorio Multidisciplinare di Ricerca Storica presso l’allora Dipartimento di Discipline Storiche dell’Università di Bologna nel quale decine di giovani si impegnarono per molti anni a promuovere e condurre progetti di apprendimento attivo sia in ambito accademico sia presso scuole di ogni ordine e grado, valorizzando il lavoro degli insegnanti che già operavano in tal senso e mettendo in rete archivi, musei, biblioteche e scuole.

Quale fu il momento di svolta per la manifestazione?

Dopo il consistente incremento di queste attività, il passaggio alla Festa internazionale della Storia si ebbe nel 2002 con un ampio coinvolgimento di scuole e istituzioni che nel 2003 parteciparono alla prima edizione del Passamano per San Luca, la rievocazione collettiva del gesto di solidarietà civica con cui nel 1677 una lunga catena umana consentì di trasportare sul colle della Guardia i materiali da costruzione del grande portico. Da quell’attività che aveva portato studenti di tutti i gradi a formulare proposte di salvaguardia e valorizzazione di quella componente del Patrimonio civico, derivò anche l’iniziativa di indire ogni anno i “parlamenti degli studenti” che vedono i giovani partecipanti trasformare le conoscenze acquisite in capacità di proposta, cioè in forme reali di cittadinanza attiva.

E in seguito?

Grazie all’apporto e al coordinamento decisivi di Beatrice Borghi nel 2004 si è così dato vita alla Festa internazionale della Storia che non si connota come un festival, cioè come una rassegna di conferenze ed iniziative che rimangono sostanzialmente estranee alle platee, ma proprio come una “festa” che comporta la partecipazione attiva di tutti i soggetti che da studenti, insegnanti o membri di associazioni concorrono alla realizzazione degli eventi in cui anche le grandi personalità invitate sono chiamate a dialogare con gli artefici. Si è scelto di proporre la Storia affrontando i temi più scottanti dell’attualità e presentando il passato attraverso la mediazione delle principali attività umane: il lavoro, l’arte, la musica, la scienza, la tecnologia, l’alimentazione, la moda, lo sport. Il successo e l’affluenza di pubblico sono andati ben che oltre ogni previsione richiamando in tutte le città coinvolte decine di migliaia di persone.

Nel corso del tempo il progetto ha riscosso sempre più successo. Qual è il segreto per l’organizzazione di un evento come questo?

La formula vincente di questa iniziativa è data dalla partecipazione che coinvolge centinaia di soggetti di ogni età e di ogni estrazione e dalla pluralità dei soggetti e delle istituzioni messe in rete. Decisivo per tutte le “Feste” che sono sorte ad imitazione della nostra in Italia e all’estero è stato il coordinamento di componenti dei rispettivi atenei. Ciò naturalmente comporta una massa di lavoro di preparazione e di realizzazione che impegna il gruppo dei promotori per tutto l’arco dell’anno. Dal 2008 al Laboratorio Multidisciplinare di Ricerca Storica si è affiancato il Centro internazionale di Didattica della Storia e del Patrimonio del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna.

Quale sarà la tematica selezionata per l’edizione 2018?

In tutte le edizioni della Festa internazionale della Storia il tema scelto come titolo ha avuto un valore orientativo ma non vincolante, proprio per la volontà di ospitare quanti più argomenti fossero stati sviluppati dalla pluralità di soggetti che hanno partecipato alla realizzazione degli eventi. Il tema principale di quest’anno verterà sul Patrimonio: in questa luce si intende concorrere alla sensibilizzazione necessaria, promuovendo in collaborazione con sedi museali, archivistiche e bibliotecarie una loro conoscenza più ampia e profonda. Per un paese come il nostro che dispone di un immenso “patrimonio” questo tema appare come un approdo necessario e uno sfondo integratore di rilevante valenza formativa, capace di proiettare in orizzonti più ampi le potenzialità delle specifiche didattiche dei beni culturali e di avvalersi degli strumenti più aggiornati della comunicazione.

Intorno alla Festa sono nate altre iniziative oppure si tratta di un evento fine a se stesso?

La Festa è un condensato di altre attività che si svolgono durante tutto l’anno; peraltro per la sua ampia ricaduta è stata adottata in numerose città italiane ed europee – tra cui Milano, Parma, Barcellona, Jaèn, Siviglia, Perigueux, Cahors, Mursia – creando una rete di rapporti internazionali che si sta sviluppando ulteriormente. D’altronde la sua diffusione non è frutto di una crescita indiscriminata poiché presuppone l’adozione di finalità e criteri metodologici che esigono programmazioni e realizzazioni coerenti e conformate ai metodi costruttivi e partecipativi che non si limitino a mere rassegne di conferenze.

Quindi immagino che nel corso del tempo ci siano stati riconoscimenti importanti.

La manifestazione ha riscosso fin dalla prima edizione e in tutte quelle successive il pieno consenso delle massime autorità nazionali e degli enti locali e territoriali preposti alla cultura e all’istruzione. Tra i riconoscimenti più prestigiosi, i premi speciali e gli Alti Patronati dei Presidenti della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella nonché i patrocini dei Presidenti di Senato e della Camera dei Deputati, di Ministri dell’Istruzione e dei Beni Culturali, di Presidenti e di Assessori della Regione e delle Provincie e di Sindaci e Assessori dei Comuni coinvolti. Inoltre il suo svolgimento ha animato e vitalizzato le attività di archivi, pinacoteche, musei che oltre a registrare una sensibile crescita del numero dei visitatori, hanno incrementato le loro iniziative.

Quali sono i professionisti che partecipano al progetto? Si tratta di scrittori, giornalisti e uomini di cultura, oppure più specificatamente di storici accademici?

A partecipare al progetto vengono chiamate figure di studiosi ed esperti che abbiano dimostrato preparazione e capacità di comunicazione, oltre che naturalmente la disponibilità ad aprirsi al dialogo con i loro uditori. Pertanto alla Festa partecipano sia quegli storici accademici che abbiano rivelato quest’apertura sia giornalisti ed esponenti della cultura che siano esperti sui tanti temi e settori che compongono la Storia.

Come nasce l’idea del Premio “Il portico d’oro – Jacques Le Goff”?

È noto che da sempre la Storia viene sottoposta a distorsioni e strumentalizzazioni che ne insidiano la conoscenza. Speculando sull’attrattiva esercitata dal fascino dei suoi enigmi e perseguendo soltanto fini commerciali, numerosi autori ed editori producono opere letterarie e cinematografiche che propagano inesattezze, deformazioni e mistificazioni. Con le crescenti opportunità di comunicazione e di manipolazione offerte dalle innovazioni tecnologiche si diffondono così convinzioni e conoscenze infondate ed errate ben più efficaci e persistenti di quelle tratte dalle ricerche e dalle pubblicazioni storiografiche diffuse dalle sedi e dagli autori attendibili. Il divario e l’incomprensione sono cresciuti a tal punto da rendere particolarmente meritorio e auspicabile le iniziative e le pubblicazioni che sanno coniugare correttezza metodologica e capacità di diffusione. Il 9 ottobre 2008 a Parigi una delegazione in rappresentanza dell’Ateneo bolognese e dell’amministrazione comunale di Bologna ha conferito a Jacques Le Goff il prototipo del premio internazionale “il portico d’oro”, di cui lo stesso grande studioso è divenuto l’eponimo, e che viene conferito a personaggi, enti o iniziative che si siano distinte nella capacità di diffondere le conoscenze storiche.

Si tratta quindi di una presa di consapevolezza del lavoro di storico.

La premessa essenziale al premio è l’esigenza irrinunciabile che la diffusione storica sia sottoposta al vaglio della più rigorosa correttezza metodologica e si attenga alle reali acquisizioni della ricerca. A ricevere il premio nelle varie edizioni finora svolte sono stati, oltre allo stesso Jacques Le Goff, Giovanni Minoli, Alberto Angela, Peter Denley, Eugenio Riccomini, Alessandro Barbero, Franco Cardini, Christiane Klapisch Zuber, Andrea Emiliani, Antonio Paolucci, Louis Godart, Jared Diamond.

Quanto è importante la comunicazione social per un evento di questo tipo?

La comunicazione attraverso i social consente di raggiungere un elevato numero di persone che possono seguire giorno dopo giorno il programma e lo svolgersi degli eventi e collegarsi coi siti in cui viene archiviato e reso disponibile il materiale prodotto.

Ritenete che questo sia un buon metodo per divulgare la Storia? Quale è stato il feedback del pubblico?

I riscontri sono tutti molto positivi sia per gli apprezzamenti espressi da tutte le componenti del pubblico, comprese quelle degli esperti sia per per i numeri raggiunti. Numericamente le cifre delle affluenze alle quattordici edizioni svolte – raccolte sistematicamente con le firme di partecipanti – sono le seguenti: oltre 3000 eventi nei quali si sono registrate più di 550.000 presenze. Tra relatori, operatori di archivi, di musei e pinacoteche, musicisti, coristi, attori, cantanti, figuranti e studenti che hanno partecipato attivamente ad eventi e rappresentazioni, i soggetti coinvolti sono stati più di 23.000. La qualità e la quantità degli eventi e la partecipazione di migliaia di protagonisti (tra cui dal 2003, più di 5000 studenti universitari e dal 2002, 1400 classi coinvolte ai vari gradi scolastici) l’hanno resa la più grande manifestazione del genere in Europa.

Quanto è importante il legame con l’Università di Bologna per un evento come la Festa internazionale della Storia?

Questo legame è stato essenziale fin dall’inizio delle attività che hanno dato vita alla Festa internazionale della Storia sia perché è da suoi docenti e da suoi Dipartimenti che è stata promossa l’iniziativa sia perché questa genesi ha consentito da subito quella formula di interdisciplinarità che la connota. Va detto peraltro che l’attenzione e la sollecitudine dell’Ateneo sono cresciute e si sono consolidate in ragione del grande successo che ha avuto la manifestazione. Per l’Università di Bologna la Festa internazionale della Storia costituisce oggi la sua realizzazione più compiuta nella cosiddetta “terza missione” che si connota come apertura dell’Accademia alle realtà cittadina, territoriale e scolastica.

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