Chi era Piersanti Mattarella?

Scopriamo una delle figure della lotta contro la mafia nel XX secolo.

Negli ultimi tempi si sta discutendo molto di politica, in seguito alla nascita del nuovo esecutivo giallo-verde (Lega e Movimento 5 Stelle) presieduto da Giuseppe Conte.
In particolar modo, nell’ultima settimana è emerso un ulteriore elemento di dibattito in seguito al primo discorso alla Camera del neoeletto presidente del Consiglio. Conte ha citato gli attacchi verificatisi sui social network nei confronti del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in merito alla triste vicenda legata al fratello maggiore Piersanti.

Un attacco alla memoria di un suo congiunto“: queste parole hanno suscitato numerose polemiche, in particolar modo da parte di alcuni esponenti del Partito Democratico. Tuttavia, con questo intervento non vogliamo inserirci nella polemica ma semplicemente rispondere a una domanda di manzoniana memoria.

Chi era costui?

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Piersanti Mattarella nasce nel 1935, sotto il regime fascista, in una località del trapanese nella Sicilia occidentale. Nel 1948 si trasferisce a Roma per iscriversi alla Facoltà di Giurisprudenza e, alla fine degli anni ’50, decide di entrare in politica. Seguendo le orme del padre Bernardo, infatti, il quale era stato tra i fondatori della Democrazia Cristiana nel biennio 1942-43, si iscrive nel partito cattolico e dà inizio alla sua carriera politica.

Nel 1964 diventa consigliere comunale a Palermo, mentre tre anni dopo Piersanti Mattarella viene eletto all’Assemblea regionale siciliana, mettendosi in mostra per il carattere forte e deciso e la propensione a contrastare la corruzione e la mafia sul piano degli appalti e dell’urbanistica.

La svolta è il 1978. In questo anno fatidico per la storia d’Italia, segnato dal sequestro Moro e dalla conclusione del compromesso storico tra Dc e Partito comunista, Piersanti diventa presidente dell’Assemblea, con una giunta di centrosinistra con l’appoggio esterno del partito di Berlinguer.

In quello stesso anno tiene un discorso molto duro contro Cosa Nostra in seguito all’omicidio di Peppino Impastato nel maggio 1978 e sostiene il deputato comunista Pio La Torre – che sarà ucciso dalla mafia nel 1982 – nelle accuse di corruzione nei confronti di un assessore siciliano.

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Il 6 gennaio 1980 la tragedia. Tornando dalla messa domenicale, Piersanti Mattarella viene freddato mentre si trova a bordo della sua auto. È un colpo durissimo: la famosa fotografia di Letizia Battaglia ritrae il futuro presidente della Repubblica che tiene tra le braccia il cadavere del fratello.

Le indagini conducono sulla pista neofascista,  incolpando Giuseppe Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini come esecutori materiali, ma le carte sostengono che hanno agito per conto della mafia siciliana. I nomi che emergono dagli atti processuali sono, tra gli altri, quelli di Michele Greco, Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Giuseppe Calò, Francesco Madonia, Giuseppe Greco e Rosario Riccobono.

Come avrebbe sostenuto lo scrittore Leonardo Sciascia in una dichiarazione al Corriere della Sera del 7 gennaio 1980, il giorno successivo all’omicidio: «Non mi pare insomma di trovarmi di fronte ad un delitto di mafia […] Non sono, d’altra parte, d’accordo con coloro che lo vedono come un delitto terroristico a partecipazione mafiosa. O è mafia, o è terrorismo. O mafia camuffata da terrorismo o terrorismo che, inevitabilmente o confortevolmente, ci si ostina a vedere come mafia».

Fonti: ilpost.itarchiviopiolatorre.camera.it.

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