I “gilet gialli” degli anni ’50: il caso del poujadismo

In Francia il movimento è nato come espressione di ceti piccolo borghesi e provinciali resi precari dalla globalizzazione, non diversamente da come il movimento poujadista interpretò le paure di artigani e bottegai minacciati dall’affermarsi della grande distribuzione negli anni Cinquanta.

In questi giorni si sta parlando molto della protesta sociale dei cosiddetti “gilet gialli”, i quali stanno mettendo a ferro e fuoco la Francia e mettendo in stato d’accusa il governo Macron. Si tratta di una protesta diversificata sia per quanto riguarda i temi, poiché inizialmente la questione ruotava intorno all’aumento del prezzo della benzina e la mancata abolizione delle accise sul carburante ma in seguito si è estesa ad altri ambiti politici e sociali, sia per quanto riguarda i protagonisti, dato che la contestazione coinvolge ampi strati di popolazione di diversa estrazione sociale.

Si tratta di un fenomeno nuovo, che pone nuove sfide da affrontare e risolvere. Ma in realtà non è una tema così sconosciuto per l’Europa del secondo dopoguerra e, in particolare, per la nazione francese.

Sì perché la Francia ha già vissuto qualcosa di molto simile durante gli anni ’50, come era sintetizzato nella citazione tratta da un articolo del quotidiano Repubblica dell’11 dicembre. Il movimento poujadista fu una forma di contestazione di carattere qualunquista – sulla scia di ciò che accadeva contemporaneamente in Italia con la nascita del Fronte dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini – che portò avanti una feroce critica nei confronti del sistema politico francese, uscito dalla seconda guerra mondiale.


Pierre Poujade durante un discorso politico.

Pierre Poujade (1920-2003) era un libraio e sindacalista della città di Saint-Céré, il quale decise di prendere un’iniziativa politica concreta e nel 1953 inaugurò la stagione di protesta con la fondazione del giornale Union et défense e il movimento Union pour la défense des commerçants et artisans (UDCA).

La sua contestazione nasceva da motivazioni fiscali, ma ben presto si estese all’anti-parlamentarismo, alla messa in stato d’accusa del sistema politico francese, dei suoi principali protagonisti e delle sue dinamiche interne e alla difesa degli interessi dei commercianti e degli artigiani.

Il movimento si spense ben presto, e le sue istanze di protesta non furono portate avanti. Nel 2003, alla morte di Poujade, il leader del Fronte Nazionale Jean-Marie Le Pen ha dichiarato in un comunicato che «con lui scompare una figura emblematica della lotta delle classi medie contro la burocrazia e il fiscalismo, e più in generale contro la decadenza francese rappresentata dalla Quarta Repubblica».

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