Il segreto dietro la tomba di Hetepheres I, madre di Cheope

Nel 1925, un ritrovamento incredibile da parte del team guidato da George Reisner. Poi, l’assurda scoperta.

Per quanto gli anni ’20 siano stati anni di progresso nel resto del mondo, le scoperte archeologiche nell’area dell’Antico Egitto subiscono un drastico calo, a causa – in parte – delle modalità con cui si svolgono le ricerche durante gli scavi e – in parte – in seguito all’emergere di nuovi poli di interesse.
Nonostante questo, tra il 1924 e il 1925 il direttore generale del Servizio Reperti Archeologici Egiziano invita un team di studiosi statunitensi per eseguire una serie di studi intorno alla piramide di Cheope. A capo del gruppo di ricercatori, George Reisner, docente di Egittologia presso la prestigiosa Università di Harvard.

Il 2 febbraio 1925 avviene l’impensabile: il fotografo dell’equipe si accorge che il treppiede della macchina fotografica poggia su uno strato di malto, segno evidente di una costruzione sotterranea.
Iniziano gli scavi, che proseguono fino a sette metri di profondità, fino a che il team di Reisner non giunge a un loculo, al cui interno sono contenuti dei veri e propri tesori, che si trovano tutt’ora al Museo Egizio del Cairo: una sedia in legno dorato, un letto con poggiatesta in oro e argento, un baldacchino composto da 25 parti diverse, una cassa anch’essa in legno dorato e un sarcofago in alabastro.

Da un’iscrizione, ritrovata nell’aprile 1926, Reisner capisce che si tratta della tomba di Hetepheres I, regina d’Egitto durante la IV dinastia, moglie del Faraone Snefru e madre di Cheope, il costruttore della grande piramide.
Tutto sembra procedere per il meglio e l’attenzione mediatica si sposta nuovamente sull’Antico Egitto e sul ritrovamento a opera del gruppo di Reisner, se non che, nel momento in cui il sarcofago viene aperto.. si scopre che al suo interno non c’è nessuno!

Le discussioni si aprono, vengono portate avanti diverse tesi ma – alla fine – l’ipotesi più verosimile e certificata dalle fonti sembra essere proprio quella dello stesso Reisner.
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