Le donne, i governi e la prostituzione: il Medioevo (secoli XIII-XV)

L’idea del bordello come spazio controllato dalle pubbliche istituzioni, nel quale garantire le attività di meretricio, risale al Basso Medioevo. La prostituzione è, come spesso si dice, “il mestiere più antico del mondo”; eppure, questa professione ha conosciuto notevoli sviluppi proprio nel corso dell’età di mezzo.

Furono inizialmente i bagni pubblici ad essere il luogo in cui gli amori illegittimi venivano consumati. Questi bagni, detti “stufe”, sorgevano nelle principali città europee e l’accesso era garantito indistintamente a uomini e donne. Le pratiche di meretricio si diffusero nelle stufe solo nel XII secolo, stimolando le istituzioni comunali e regie, tra i primi il Parlamento inglese, a varare leggi per regolamentare il fenomeno e, possibilmente, eliminarlo.

Esempio di stufa medievale

A prostituirsi erano le donne. Il meretricio, infatti, era considerata un’attività esclusivamente femminile. Le parole per definirle erano e sono molteplici in ogni lingua, ma tra tutte il nome mulieres vagae lascia desumere che queste “donne comuni” si spostassero continuamente tra bagni pubblici e città, sostando solo temporaneamente in ognuno di essi. Nella grande maggioranza dei casi si trattava di immigrate: la necessità di allontanarsi dalla città d’origine sorgeva prevalentemente dal tentativo di tutelarsi dalla discriminazione cui sarebbero inevitabilmente andate incontro; spesso erano identificate sulla base di caratteristiche fisiche o comportamentali peculiari, fatto che le rendeva maggiormente esposte ad un possibile riconoscimento.

A contribuire a formare l’offerta di amore a pagamento erano le figure di intermediari, i mezzani, gli “ausiliari del peccato”, sia uomini che donne. Lenoni, prosseneti, mezzani: tutti loro vivevano reclutando e sfruttando le prostitute; spesso erano reclutate – con lusinghe e promesse, ma anche con minacce e ricatti– nei villaggi di campagna e da lì venivano trasferite in città, ma non era raro che venissero ingaggiate tra gli stessi congiunti (mogli, figlie, amanti).

L’atteggiamento delle autorità verso la prostituzione cambiò nel tempo, ma non sempre con le medesime modalità. In sostanza si possono identificare modi di operare assai distinti tra le città italiane e spagnole e i paesi d’oltralpe: questi ultimi, di solito, furono assai meno indulgenti rispetto alle prime.

Il primo grande tentativo di sradicare la prostituzione fu messo in atto dal re francese Luigi IX (1226-1270), detto “il Santo” per il suo rigore religioso, nel 1254: con la Grande Ordinanza tentò di riformare la morale dell’intera nazione, e a tal fine era previsto l’allontanamento delle prostitute da città e campagne; tuttavia, data la forte opposizione ad un provvedimento tanto impopolare, compiendo un passo indietro il re si limitò a sancire l’allontanamento delle donne comuni dalle mura della città, nonché da chiese e cimiteri.

Nel resto d’Europa furono attuate strategie assai più caute. La politica di laissez-faire prevaleva in Germania, mentre in città italiane come Bologna, Firenze e Verona le regole per la prostituzione erano assai più blande. Ad esempio, a Treviso si limitò a quattro il numero di donne che potevano vivere nelle “stufe”, mentre Firenze aveva concesso loro di entrare in città una volta a settimana.

Si iniziò lentamente a riflettere, in Spagna ed in Italia, sulla possibilità di creare uno spazio pubblico, delimitato e separato, in cui concentrare le meretrici. A tradurre in pratica per prima quest’idea fu la Spagna. In Aragona, il re Giacomo II (1291-1327) fece istituire a Valencia, nel 1325, quello che divenne il più grande bordello d’Europa fino al 1664: il Pobla de Bernard de Villa, appena fuori le mura arabe. Il secondo postribolo comunale fu creato a Tarragona, seguita da Genova tra 1330 e 1339 e da molte altre città italiane. Inghilterra e Germania non presero la stessa strada. A precedere i postriboli come il Pobla erano state le “case di piacere”, sorte a Siviglia nel secolo XII e controllate dalle autorità arabe.

Questa nuova politica, in Europa meridionale, sancì una svolta nei confronti della prostituzione. Questa era definita un “male minore”, necessaria per mantenere l’ordine sociale: «togli le prostitute dalla società e la riempirai di sodomia», scriveva già sant’Agostino (354-430). Vigeva dunque una doppia morale sessuale, in cui coesistevano condanna del meretricio e provvedimenti volti a garantirne il mercato.

Garantirne il mercato, sì, ma anche monopolizzarlo: l’istituzione di postriboli comunali fu essenziale al fine di controllare a livello apicale tali attività – affidata a determinate branche dell’amministrazione – e stroncare qualsiasi tipo di concorrenza privata.
Le prostitute erano spesso trattate alla stregua di vere dipendenti del municipio e, in città come Bologna e Perugia, chi di loro avesse offerto i propri servizi all’esterno sarebbe stata tassata. Al di fuori della loro attività queste donne si comportavano da comuni cristiane, prendendo parte a festività religiose; ancora, nelle stesse stanze di alcuni bordelli, come quello di Firenze, figuravano dipinti della Vergine e di santa Caterina da Siena; i postriboli rimanevano chiusi durante le festività, con ingenti sanzioni per chi non avesse rispettato le regole. Ad alcune di loro, però, veniva imposto di abbandonare l’attività nel postribolo comune perché vecchie, malate o di altra fede religiosa: la conseguenza diretta era l’incremento della prostituzione clandestina.

I ruffiani (i lenoni) vennero sottoposti a gravi pene e molti di loro, nel tardo Quattrocento, vennero banditi dalla città. A garantire la pace nel bordello e a supervisionare le donne e i loro clienti era preposta una nuova figura, il tenutario.

Il postribolo pubblico venne istituito per questioni prevalentemente demografiche, dettate dall’aumento del numero di giovani celibi. Quella demografica, però, non era l’unica motivazione. Il bordello avrebbe dovuto evitare che le molestie degli uomini ricadessero su donne “oneste”, così come avrebbe dovuto incanalare gli impulsi sessuali in direzioni socialmente accettate, sradicando la sodomia; avrebbe ridotto la dipendenza delle prostitute dai lenoni e dalle loro minacce; infine, non per importanza, sul bordello comunale venne istituita una tassa, che finì per rappresentare tra il 15 e il 25% delle entrate comunali e statali, dunque una fonte addizionale di ricchezza.
Ad influire su questa svolta fu, inoltre, l’urbanizzazione, che provocò un vertiginoso aumento della domanda. Questo spiega altresì perché i paesi più sottoposti a questo fenomeno (Italia, Spagna e Francia) si fossero dotati prima di altri di un postribolo comunale.

A dispetto di ciò che si potrebbe pensare, i bordelli, nelle città d’Italia, non sorgevano in zone periferiche; al contrario, erano vicinissimi al centro, sia perché considerati dei veri e propri servizi, sia per favorire un pieno controllo delle zone in cui erano situati – ad esempio, a Bologna si trovava nei pressi di piazza Maggiore e a Bergamo vicino alla chiesa di San Michele.
In Germania e Inghilterra valeva l’opposto, in quanto i bordelli, prevalentemente privati, sorgevano in zone periferiche, rumorose e pericolose.

Parallelamente, divenne ancor più necessario distinguere le donne comuni dalle donne “oneste”: le leggi suntuarie regolavano anche il modo di vestire delle prostitute. A seconda dell’epoca e del luogo, a queste era imposto di indossare nastri, corde o bende di colore talvolta giallo, altre volte rosso o turchino; ancora, era vietato loro di indossare veli o cuffie, considerati accessori di alto valore morale e riservati alle donne oneste.
Non era raro che le prostitute, per evitare di essere riconosciute, ricorressero all’abito vedovile o a vesti maschili; nel tempo, però, vennero introdotte sanzioni per disincentivare queste tendenze.

La “Grande Babilonia”. Si tratta di un’allegoria usata per denunciare la corruzione della Chiesa cattolica, raffigurata come una meretrice.

Infine, a formare la domanda erano prevalentemente determinate categorie sociali: giovani immigrati e giovani studenti, ma anche uomini del clero e uomini sposati (nonostante fosse formalmente vietato).
A proposito dei giovani studenti, quello della loro frequentazione dei bordelli divenne un fatto verificatosi in molte città. Lontani dal controllo familiare e perlopiù di buona famiglia, le abitudini di questi giovani celibi rappresentarono un motivo di grande preoccupazione per città come Oxford, Cambridge o Parigi, che seguirono una dura politica di condanna e repressione per disincentivarli: furono varate sanzioni come la gogna, il carcere o l’esilio. L’atteggiamento delle città italiane e spagnole fu assai più tollerante, quando non aperto e comprensivo: questi giovani studenti rappresentavano un vantaggioso incremento della domanda e, di conseguenza, delle entrate fiscali.

  • Qui l’evoluzione relativa all’età moderna!

Per un approfondimento:
M. Barbagli, Comprare piacere. Sessualità e amore venale dal Medioevo a oggi, il Mulino, Bologna 2020.
M. G. Muzzarelli, Guardaroba medievale. Vesti e società dal XIII al XVI secolo, il Mulino, Bologna 1999.

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