Quella città Maya che gioca a nascondino (o forse no?)

Articolo di Lorenzo Naturale

Appena qualche giorno fa una notizia circolava per i quotidiani e per la Rete: un ragazzo canadese di quindici anni, William Gadoury, dopo un intenso lavoro di ricerca durato anni e grazie a strumenti come Google Maps, avrebbe rinvenuto un antico insediamento Maya nella penisola dello Yucatan, non segnalato sulle cartine.

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William Gadoury asseeme a Daniel de Lisle,  project manager dell’Agenzia spaziale canadese.  (fotografia per gentile concessione CSA)

Come ha fatto il giovane? Partendo dalla presunta correlazione tra la posizione delle città sul territorio e le mappe celesti delle costellazioni Maya, aveva notato che molte delle stelle erano allineate con ben centodiciassette città dell’antico popolo. Ma verso la fine della ricerca si accorse che alcuni conti non tornavano: arrivato all’ultima costellazione, comprendente tre stelle, vi era una corrispondenza con sole due città. E la terza? Dov’era la terza città?  Questo interrogativo ha mosso la curiosità del ragazzo, che ha poi proceduto a verificare da satellite la presenza di questa città e, apparentemente, riuscendo a confermarne. Il ragazzo avrebbe successivamente contattato la NASA e l’Agenzia Spaziale Canadese per renderli partecipi della sua scoperta e, dato il suo grande impegno e la brillante abilità nel correlare sapere storico con mezzi scientifici d’avanguardia, la NASA avrebbe poi premiato il ragazzo.

L’intenso uso dei condizionali è voluto. Perché all’entusiasmo iniziale e alla diffusione della notizia, infatti, non hanno tardato ad arrivare considerazioni e critiche da parte della comunità di ricerca. E alcune sembrano davvero minare la scientificità della ricerca del giovane Gadoury. Su cosa si basano le critiche?

«Nel caso dei Maya si tratta di una teoria del tutto inattendibile sotto il profilo scientifico» commenta Giulio Magli, professore al Politecnico di Milano, astrofisico e uno dei massimi esponenti italiani dell’archeoastronomia, riferendosi alla presunta correlazione tra posizione delle città e stelle. «Le costellazioni dei Maya, fatta eccezione per lo ‘Scorpione’, non coincidono con quelle attuali. Oggi non sappiamo in che modo quel popolo ‘riorganizzava’ le proprie stelle nel cielo. Mancando tale presupposto, è impossibile pensare di riproporre quegli schemi in chiave terrena».
Anche altri scienziati hanno espresso il loro scetticismo: Per David Stuart (antropologo del Mesoamerica Center presso l’Università del Texas di Austin), quello individuato è un campo di grano a maggese o milpa, un tipo di coltivazione praticato dai Maya e diffuso nello Yucatan. L’ipotesi di Stuart è condivisa anche da Ivan Šprajc, archeologo sloveno autore di alcune delle scoperte di insediamenti Maya più rilevanti nella giungla dello Yucatan, il quale precisa che accanto al campo abbandonato si vedono i segni di un antico lago prosciugato o di una radura nella giungla.

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Immagine satellitare che indica il sito della presunta città scomparsa. (fotografia per gentile concessione CSA)

Lo stesso Anthony Aveni, antropologo americano e fondatore dell’archeoastronomia, condivide i dubbi già espressi dal professor Magli: la teoria secondo la quale i Maya allineassero gli abitati alle costellazioni non sembra reggere, poiché i Maya tenevano conto delle costellazioni, sì; tuttavia, nessuno ne possiende una lista completa e, fatta eccezione per quella dello Scorpione, comunque non corrispondevano alle nostre. A questo punto, le basi scientifiche della ricerca sembrano davvero venir meno.

Nessuna spedizione sul campo ha ancora confermato o meno l’esistenza della città. E’ possibile che il piccolo astronomo abbia davvero scoperto una nuova città?  O si tratta solo del frutto della fortuna? «Tutto questo si spiega facilmente col fatto che nella selva ci sono centinaia di città nascoste. Volendo se ne potrebbe scoprire una al giorno» commenta Davide Domenici dell’Università di Bologna, esperto in civiltà indigene delle Americhe, con alle spalle diverse spedizioni in Messico. Aggiunge poi: «Inoltre nelle immagini satellitari circolate sul web pare di intravedere un campo di mais più che le vestigia di un insediamento», condividendo ipotesi già espresse da altri suoi colleghi.

Sembrerebbe quindi che la scoperta di Gadoury, in caso venisse confermata, si tratterebbe di più di un caso fortunato. Staremo a vedere.

FONTI:

http://www.focus.it/scienza/scienze/il-15enne-google-earth-e-la-citta-maya-perduta-anzi-no

http://www.repubblica.it/scienze/2016/05/11/news/citta_maya_scoperta_dal_ragazzo_gli_scienziati_una_bufala_-139596524/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/10/canada-15enne-scopre-citta-maya-nascosta-nella-giungla-grazie-alle-stelle-premiato-dalla-nasa/2715826/

http://www.wired.it/scienza/spazio/2016/05/11/adolescente-citta-maya/

http://www.nationalgeographic.it/mondo-antico/2016/05/12/news/una_citta_maya_scoperta_da_un_quindicenne_probabilmente_no-3087628/

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