Giacomo Lercaro, storia di un cardinale dissidente

Generalmente siamo abituati a immaginare un 1968 italiano meno vivo e affascinante rispetto a quanto viene offerto dal contesto internazionale: i grandi eventi di Berkeley negli Stati Uniti, di Praga, di Parigi, di Città del Messico sovrastano le contestazioni delle università italiane, i fatti di Valle Giulia e il fermento sessantottino.

Tuttavia, come spesso accade nella storia, non mancano esempi interessanti che dimostrano come la dissidenza in Italia si manifesti sia sul piano politico sia quello religioso. Mi riferisco, in questo caso, alla questione Lercaro, non molto conosciuta al di fuori degli ambienti accademici ma recentemente emersa nel dibattito contemporaneo grazie alle celebrazioni per il cinquantenario del 1968.

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Giacomo Lercaro (1891-1976). Fonte: ravennatoday.it.

Chi è Giacomo Lercaro? Di umili origini genovesi, Lercaro entra in seminario all’inizio del XX secolo e, in una Europa sconvolta dall’assassinio di Francesco Ferdinando, viene nominato sacerdote: è il 25 luglio 1914.

Durante gli anni difficili del fascismo, Lercaro viene chiamato a dirigere alcune importanti cattedre presso il Seminario di Genova – si tratta principalmente degli insegnamenti di filosofia e di religione – ma non disdegna di mostrare il proprio anti-fascismo militante: sarà proprio Lercaro a dare sostegno agli ebrei perseguitati in seguito alla proclamazione delle leggi razziali in Italia nel biennio 1937-38.

È proprio grazie alla sua presa di posizione contro il regime mussoliniano che nel dopoguerra viene convocato da Pio XII, il quale gli affida il compito di amministrare la diocesi di Bologna e, nel 1953, decide di nominarlo cardinale. La sua attività ecclesiastica passa inevitabilmente per due momenti importanti per il cattolicesimo novecentesco: il conclave che vede la nomina al soglio pontificio di Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II, che si apre nel 1963 e si chiude nel 1965.

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Il Concilio Ecumenico Vaticano II. Fonte: vivailconcilio.it.

La svolta arriva nel 1968. Un anno fondamentale per la storia del ‘900, di cui quest’anno ricorrono i 50 anni. La primavera di Praga, il Vietnam, le grandi manifestazioni per i diritti civili, l’uccisione di Robert Kennedy e di Martin Luther King, le contestazioni studentesche, il maggio francese: il 1968 è stato un «anno improbabile», come lo definì Eric Hobsbawm, e «l’ultima giornata rivoluzionaria dell’Ottocento», secondo la lettura di Alain Touraine.

Cosa succede nel 1968? Il 1° gennaio di quell’anno Paolo VI indice la prima giornata mondiale della pace. Si tratta di una ricorrenza importante perché permette alla Chiesa di avere voce in capitolo nello schema bipolare della guerra fredda – dove si contrappongono Usa e Unione Sovietica – e, in particolare, nella definitiva soluzione del conflitto in Vietnam.

La guerra nel sud-est asiatico è un tema molto interessante. Ufficialmente, il conflitto è iniziato solamente nel 1964, con la Risoluzione del Golfo del Tonchino, che permette al presidente Johnson di dichiarare guerra al Vietnam del Nord. Ma i combattimenti si susseguono da oltre dieci anni, con un coinvolgimento sempre più intenso da parte delle forze armate statunitense.

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La guerra del Vietnam. Fonte: pbs.org.

Apparentemente, si tratta di un conflitto lontano e distante per il contesto politico italiano, ma, se è possibile estrapolare un insegnamento di carattere geopolitico dal ‘900, questo è che ormai il mondo è completamente globalizzato – non a caso è proprio in questi anni che Marshall MacLuhan conia l’espressione «villaggio globale» – e che quindi un fatto che accade in Vietnam, dall’altro lato del pianeta, può avere conseguenze sulla politica del nostro Paese.

Il 1° gennaio 1968 Giacomo Lercaro tiene un’omelia che viene redatta dal suo stretto collaboratore Giuseppe Dossetti. All’interno del suo discorso viene pronunciata una dura invettiva contro la guerra che coinvolge gli Stati Uniti:

La dottrina di pace della Chiesa […] per l’intrinseca forza della sua coerenza, non può non portare oggi a un giudizio sulla precisa questione dirimente, dalla quale dipende oggi di fatto il primo inizialissimo passo verso la pace oppure un ulteriore e forse irreversibile passo verso un allargamento del conflitto. Intendo riferirmi, come voi ben capite, alle insistenze che si fanno in tutto il mondo sempre pi corali […] perché l’America si determini a desistere dai bombardamenti aerei sul Vietnam del Nord.

Sarà proprio questo discorso e, in particolare, l’intensità del lessico utilizzato a far precipitare gli avvenimenti. L’utilizzo dell’espressione «desistere dai bombardamenti» da parte di Lercaro costringe Paolo VI a prendere una serie di provvedimenti e, probabilmente anche in seguito ad alcune pesanti pressioni diplomatiche, a rimuovere Giacomo Lercaro dalla carica di cardinale: è il 12 febbraio 1968.

Fonti:

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